Cosa ci dicono i pavoni scoperti a Canosa nelle catacombe...Tra le immagini più belle che affiorano negli scavi archeologi dei siti cristiani

Tra le immagini più belle che continuano ad affiorare negli scavi archeologici dei siti cristiani di Canosa, c'è quella dei pavoni, o come nel caso delle catacombe cristiane di santa Sofia i pavoni che bevono alla fonte. E'straordinaria la bellezza di que­sta simbologia che racchiude il significato stesso della vita cristiana. L'immagine dei pavoni è già stata trovata negli scavi di Canosa:penso, per esempio a quello, meraviglioso, inserito nella pavimentazione della basilica Sabiniana di san Leucio (VI sec.). Del resto, il pavone, per la bellezza delle sue forme per la singolarità del suoi colori, appare molto presto nell'arte cristiana del primi secoli, come simbolo della Risurrezione e della Vita Eterna.

Questo simbolismo era già radicato nelle antiche religioni pagane, alcune delle quali ritenevano che la carne del pavone non andasse mai in decomposizione dopo la morte. l primi cristiani, perciò, che spesso traducevano in chiave cristiana alcune precedenti simbologie pagane, lo adottavano come simbolo della Risurrezione, significazione dell'esistenza gloriosa ed eterna di Cristo. Quest'uccello cosi particolare esprime un significato ancor più profondo. Apparentemente il pavone sembra un animale normale, tuttavia  racchiude nella sua semplicità ordinaria uno splendore pronto a manife­starsi: improvvisamente  apre le penne a corona e la ricchezza dei suoi colori esplode in tutta la sua magnificenza rilevandone la sua nascosta bellezza. Sono meraviglio­si quelli trovati sotto l'arcoso­lium di una sepoltura nelle ca­tacombe cristiane di Santa Sofia (o Lamapopoli): due pavoni, con splendidi colori, bevono alla fontana! Come non collegare questa immagine a quella dei cervi trovati nel mosaico pavimentale del nartece della basilica di Santa Maria, accanto al Battistero di san Giovanni? Nel mosaico pavimentale della  prima cattedrale di Canosa, sono raffigurati altri due animali. Due cervi che bevono alla fontana, a significare il desiderio dei catecumeni di dissetarsi alla fonte viva di Gesù Cristo: ".....chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi l'acqua che lo gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna (Gv.4.14). Nella singolarità della sepoltura catacombale l'immagine  raffigura il desiderio d'eternità che solo Cristo, Sorgente di Vita può donare a chi crede in Lui. L'acqua restituisce per tutti gli esseri viventi l'elemento essenziale per vivere: non ci si può privare dell'acqua, pena la non sopravvivenza. Ecco perchè nella simboloqia cristiana è Gesù stes­so l'acqua che disseta e nella preghiera di alcuni salmi si invoca Dio, RiStoro della vita degli uomini: "Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a Te, o Dio. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente"(Sal 42). Non è un caso che, accanto a tutte le basiliche edificate o restaurate dal santo Sabino (V-VI sec.) a Canosa, troviamo cisterne o i canali in laterizi dell'acquedotto romano: penso alla basilica di san Leucio, al Battistero di San Giovanni, al sito archeologico di San Pietro e all'attuale cattedrale. Sotto la cappella dedicata alla Beata Vergine della Fonte, alle cui spalle era collocata la vasca dove confluivano le acque dell'acquedotto costruito da Erode Attico (II sec. d.C., come si evince nelle raffigurazioni di Jan Luis Desprez) c'è una cisterna romana, che verosimilmente forniva l'acqua battesimale, inizio della vita nuova di Dio. Probabilmente è anche il motivo per cui l'antichissima Icona Odegidria (XII sec.) venerata in quella cappella e denominata "Madonna della Fonte", sorgente di vita eterna. Sicuramente c'era un motivo pratico, e cioè la necessità che ac­canto a queste strutture abitate e frequentate da numerosi fedeli, cl fosse la possibilità di dissetarsi, ma credo che questi luoghi fossero anche altamente simbolici ed esprimevano il bisogno integrale dell'uomo di ristorarsi alle sorgenti della fede e della vita Cristiana.

Sono straordinarie queste immagini che la comunità Cristiana di Canosa ha lasciato in eredità alle generazione nei secoli a venire, testimonianze di una fede granitica testimoniata nell'arte, oltre che nella vita. E' la fede di una Chiesa Innamorata di Gesù Cristo e pienamente consapevole che solo Lui può dare una risposta al desiderio di eternità e di felicità che abita nel cuore di ogni uomo.

*Felice Bacco, Parroco della Basilica di San sabino - Canosa

 

 articolo pubblicato sabato 8 dicembre 2018 sul giornale 

 

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