Comunicazioni

Mass media. Comunicare (anche) il bene, tocca a noi. Adesso

(Felice Bacco*, Avvenire, mercoledì 31 maggio 2017 ) 

 

Il Campanile on-line.... Gennaio/Febbraio 2017

licca qui per scaricare la copia de "IL CAMPANILE" 

Clicca qui per scaricare la copia de "IL CAMPANILINO"

NELLA LUCE DEL NATALE, UN ALONE DI TRISTEZZA.....riflessione post natalizia di Mons. Felice Bacco

Un’atmosfera natalizia particolare quella vissuta quest’anno da tante persone nella città di Canosa. Sicuramente non sono mancate le luci colorate, le celebrazioni e i consueti tradizionali appuntamenti. Ma quest’anno si è respirato nell’aria qualcosa di diverso; un alone di tristezza ha accompagnato i pensieri di tante persone, ancora profondamente segnate dai fatti di cronaca accaduti, in modo particolare la rapina alla signora Mocelli, finita in tragedia. Nei giorni precedenti il Natale si percepiva anche una diffusa sfiducia che i colpevoli di questa e di altre tragedie fossero assicurati alla giustizia: non per vendetta, ma come segnale forte da dare alla città della presenza dello Stato sul territorio, una presenza più forte dell’illegalità. In questo clima piuttosto pesante, sono stati accolti con un senso di grande sollievo i risultati delle indagini degli ultimi due drammatici episodi accaduti: prima la notizia della soluzione del caso dell’omicidio di Vassalli, poi i primi arresti degli autori della violenta rapina ai danni della signora Maria. E’ giusto e doveroso, a proposito, non dimenticare il grande lavoro svolto dalle forze dell’ordine e, in modo particolare, dalla Polizia di Stato. Evidentemente lo Stato c’è, ed è più forte dei tentativi messi in atto per delegittimarlo. Abbiamo apprezzato la professionalità delle persone che hanno indagato e risolto i casi delle due dolorose vicende, consegnando alla giustizia i responsabili! Ma, tutto questo non ci ha permesso comunque di superare quel senso di tristezza che circolava nell’aria e negli animi, per quanto è emerso dalle indagini e per le persone che si sono rese responsabili di tali fatti criminosi. Nel caso Vassalli, il motivo dell’omicidio gli investigatori ritengono sia stato una diatriba finita male tra i confinanti di due terreni: si uccide, senza pietà, per affermare la supremazia delle proprie ragioni su quelle degli altri! La vita vale meno di un principio da far prevalere a tutti i costi: della presunta ragione! Famiglie coinvolte e stravolte, per stupide questioni di orgoglio individuale.

Nel caso della gioielliera morta, probabilmente, in seguito alle atroci torture, subite nel tentativo di estorcere la chiave della cassaforte di famiglia, la tristezza aumenta a motivo dei risultati delle indagini, circa i responsabili della rapina finita in tragedia. Per gli investigatori sembra ormai assodato che sia gli organizzatori, come anche coloro che hanno materialmente fatto la rapina siano tutti canosini. Per carità, non sarebbe stata meno grave o meno doloroso se fossero state persone venute da altre città o nazioni, ma il solo pensiero che i rapinatori conoscessero la vittima, che potrebbero averla incontrata tante volte in città, magari passeggiando in centro, rende ancora il tutto più doloroso e assurdo. Come è particolarmente doloroso apprendere che uno dei rapinatori abbia appena vent’anni! Dove abbiamo sbagliato, come comunità; abbiamo delle responsabilità in merito? Come mai un giovane che ha ancora tutto da vivere, da realizzare, da costruire, sceglie di percorrere la scorciatoia della violenza per raggiungere i suoi obiettivi? Sono immuni i nostri giovani dalla tentazione di seguire la strada della illegalità, della violenza, dalla tentazione del guadagno facile, per sentirsi realizzati? Le famiglie, la scuola, la chiesa e la stessa società civile stanno facendo veramente tutto il possibile per offrire modelli, stili di vita che formino i nostri giovani all’impegno, alla progettualità positiva, alla responsabilità? E’ diffuso tra i giovani questa mentalità del guadagno immediato, anche a rischio di compromettere per sempre la propria vita e la vita altrui?

Questi e altri tristi pensieri, come il dolore delle famiglie coinvolte nella tragedia in questi giorni di festa, affioravano spesso nell’animo preoccupato di tanta gente comune. Un alone di tristezza, che sicuramente non è riuscito a spegnere la grande luce del Natale, alimentata dalla straordinaria ricchezza dei valori che irradia, legati alla dignità della vita, alla tenerezza dell’Amore di Dio per l’umanità e alla solidarietà fraterna, ma che in qualche modo l’ha smossa. Che l’Emmanuele, il Dio con noi, continui a vegliare e a “volgere lo sguardo sulla nostra vita”, affinché non venga mai meno la speranza in un mondo migliore da costruire insieme.