Comunicazioni

Messaggio del Papa per la Quaresima 2017

Il mercoledì delle Ceneri, la cui liturgia è marcata storicamente dall’inizio della penitenza pubblica, che aveva luogo in questo giorno, e dall’intensificazione dell’istruzione dei catecumeni, che dovevano essere battezzati durante la Veglia pasquale, apre ora il tempo salutare della Quaresima. Lo spirito comunitario di preghiera, di sincerità cristiana e di conversione al Signore, che proclamano i testi della Sacra Scrittura, si esprime simbolicamente nel rito della cenere sparsa sulle nostre teste, al quale noi ci sottomettiamo umilmente in risposta alla parola di Dio. Al di là del senso che queste usanze hanno avuto nella storia delle religioni, il cristiano le adotta in continuità con le pratiche espiatorie dell’Antico Testamento, come un “simbolo austero” del nostro cammino spirituale, lungo tutta la Quaresima, e per riconoscere che il nostro corpo, formato dalla polvere, ritornerà tale, come un sacrificio reso al Dio della vita in unione con la morte del suo Figlio Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo. Il rinnovamento pasquale è proclamato per tutta l’umanità dai credenti in Gesù Cristo, che, seguendo l’esempio del divino Maestro, praticano il digiuno dai beni e dalle seduzioni del mondo, che il Maligno ci presenta per farci cadere in tentazione. La riduzione del nutrimento del corpo è un segno eloquente della disponibilità del cristiano all’azione dello Spirito Santo e della nostra solidarietà con coloro che aspettano nella povertà la celebrazione dell’eterno e definitivo banchetto pasquale. Così dunque la rinuncia ad altri piaceri e soddisfazioni legittime completerà il quadro richiesto per il digiuno, trasformando questo periodo di grazia in un annuncio profetico di un nuovo mondo, riconciliato con il Signore. 

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2017

  "La Parola è un dono. L'altro è un dono."

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» ( Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell'amicizia con il Signore. Gesù è l 'amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l'elemosina. Alla base di tutto c'è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell'uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19- 31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione.

1. L'altro è un dono

La parabola comincia presentando i due personaggi principali , ma è il povero che viene descritto in maniera più dettagliata: egli si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle (cfr vv. 20-21). Il quadro dunque è cupo, e l'uomo degradato e umiliato.

La scena risulta ancora più drammatica se si considera che il povero si chiama Lazzaro: un nome carico di promesse, che alla lettera significa «Dio aiuta». Perciò questo personaggio non è anonimo, ha tratti ben precisi e si presenta come un individuo a cui associare una storia personale. Mentre per il ricco egli è come invisibile, per noi diventa noto e quasi familiare, diventa un volto; e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono. La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito che ci fa questa parabola è quello di aprire la porta del nostro cuore all'altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto. La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole. Ma per poter fare questo è necessario prendere sul serio anche quanto il Vangelo ci rivela a proposito dell'uomo ricco.

2. Il peccato ci acceca

La parabola è impietosa nell'evidenziare le contraddizioni in cui si trova il ricco (cfr v. 19). Questo personaggio, al contrario del povero Lazzaro, non ha un nome, è qualificato solo come "ricco". La sua opulenza si manifesta negli abiti che indossa, di un lusso esagerato. La porpora infatti era molto pregiata, più dell'argento e dell'oro, e per questo era riservato alle divinità (cfr Ger 10,9) e ai re (cfr Gdc 8,26). Il bisso era un lino speciale che contribuiva a dare al portamento un carattere quasi sacro. Dunque la ricchezza di quest'uomo è eccessiva, anche perché esibita ogni giorno, in modo abitudinario: «Ogni giorno si dava a lauti banchetti» (v. 19). In lui si intravede drammaticamente la corruzione del peccato, che si realizza in tre momenti successivi: l'amore per il denaro, la vanità e la superbia (cfr Omelia nella S. Messa, 20 settembre 2013).

Dice l'apostolo Paolo che «l'avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6, 10). Essa è il principale motivo della corruzione e fonte di invidie, litigi e sospetti. Il denaro può arrivare a dominarci, così da diventare un idolo tirannico (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 55). Invece di essere uno strumento al nostro servizio per compiere il bene ed esercitare la solidarietà con gli altri, il denaro può asservire noi e il mondo intero ad una logica egoistica che non lascia spazio all’amore e ostacola la pace.

La parabola ci mostra poi che la cupidigia del ricco lo rende vanitoso. La sua personalità si realizza nelle apparenze, nel far vedere agli altri ciò che lui può permettersi. Ma l'apparenza maschera il vuoto interiore. La sua vita è prigioniera dell'esteriorità, della dimensione più superficiale ed effimera dell’esistenza (cfr ibid., 62).

Il gradino più basso di questo degrado morale è la superbia. L'uomo ricco si veste come se fosse un re, simula il portamento di un dio, dimenticando di essere semplicemente un mortale. Per l'uomo corrotto dall'amore per le ricchezze non esiste altro che il proprio io, e per questo le persone che lo circondano non entrano nel suo sguardo. Il frutto dell'attaccamento al denaro è dunque una sorta di cecità: il ricco non vede il povero affamato, piagato e prostrato nella sua umiliazione.

Guardando questo personaggio, si comprende perché il Vangelo sia così netto nel condannare l'amore per il denaro: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24).

3. La Parola è un dono

Il Vangelo del ricco e del povero Lazzaro ci aiuta a prepararci bene alla Pasqua che si avvicina. La liturgia del Mercoledì delle Ceneri ci invita a vivere un’esperienza simile a quella che fa il ricco in maniera molto drammatica. Il sacerdote, imponendo le ceneri sul capo, ripete le parole: «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai». Il ricco e il povero, infatti, muoiono entrambi e la parte principale della parabola si svolge nell'aldilà. I due personaggi scoprono improvvisamente che «non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via» (1 Tm 6,7).

Anche il nostro sguardo si apre all'aldilà, dove il ricco ha un lungo dialogo con Abramo, che chiama «padre» (Lc 16,24.27), dimostrando di far parte del popolo di Dio. Questo particolare rende la sua vita ancora più contraddittoria, perché finora non si era detto nulla della sua relazione con Dio. In effetti, nella sua vita non c’era posto per Dio, l’unico suo dio essendo lui stesso.

Solo tra i tormenti dell'aldilà il ricco riconosce Lazzaro e vorrebbe che il povero alleviasse le sue sofferenze con un po' di acqua. I gesti richiesti a Lazzaro sono simili a quelli che avrebbe potuto fare il ricco e che non ha mai compiuto. Abramo, tuttavia, gli spiega: «Nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti» (v. 25). Nell'aldilà si ristabilisce una certa equità e i mali della vita vengono bilanciati dal bene.

La parabola si protrae e così presenta un messaggio per tutti i cristiani. Infatti il ricco, che ha dei fratelli ancora in vita, chiede ad Abramo di mandare Lazzaro da loro per ammonirli; ma Abramo risponde: «Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro» (v. 29). E di fronte all'obiezione del ricco, aggiunge: «Se non ascoltano Mosè e i profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti» (v. 31).

In questo modo emerge il vero problema del ricco: la radice dei suoi mali è il non prestare ascolto alla Parola di Dio; questo lo ha portato a non amare più Dio e quindi a disprezzare il prossimo. La Parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore degli uomini e di orientare nuovamente la persona a Dio. Chiudere il cuore al dono di Dio che parla ha come conseguenza il chiudere il cuore al dono del fratello.

Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell'incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore - che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore - ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi. Incoraggio tutti i fedeli ad esprimere questo rinnovamento spirituale anche partecipando alle Campagne di Quaresima che molti organismi ecclesiali, in diverse parti del mondo, promuovono per far crescere la cultura dell'incontro nell'unica famiglia umana. Preghiamo gli uni per gli altri affinché, partecipi della vittoria di Cristo, sappiamo aprire le nostre porte al debole e al povero. Allora potremo vivere e testimoniare in pienezza la gioia della Pasqua.

                                                                                                                                                                                          



ma una società nella quale accadono con troppa frequenza cose tanto crudeli e violente è ancora umana? ...monito di S.E.Mons. Luigi Mansi Vescovo della Diocesi

«Carissimi, ancora una volta, la vita della cara comunità canosina è stata scossa da un atto violento per il quale facciamo fatica a trovare le parole più adatte per qualificarlo. Ci ritroviamo a chiederci: ma una società nella quale accadono con troppa frequenza cose tanto crudeli e violente è ancora umana? Un contesto urbano, nel quale girano indisturbati pericolosissimi delinquenti che mostrano con i fatti di non aver paura di nessuno e di non aver in alcun conto la vita delle persone, che cosa ha di civile?O ci dobbiamo rassegnare a pensare alla nostra città come a una giungla popolata solo da bestie feroci, dove prima o poi ciascuno arriverà a farsi giustizia da sé? Che cosa deve succedere ancora perché chi di dovere, ad ogni livello, prenda i necessari provvedimenti a tutela della incolumità e della sicurezza delle persone? Ma il nostro non è solo un grido di rabbia, è anche un gesto di affettuosa solidarietà e di vicinanza alla famiglia Mocelli, così duramente provata da questo evento delinquenziale. A tutti un monito, un invito a non lasciarci prendere dallo sconforto, ma a continuare ancora e sempre a testimoniare il nostro amore e il nostro attaccamento alla legalità e alla giustizia, a tener vivo il nostro impegno per costruire una società fondata sull'onesto lavoro di tutti e sulla giusta sicurezza degli onesti che, almeno questo ci è di conforto, sono di sicuro la maggioranza della città. Con un grande abbraccio, giunga a tutti e ciascuno la mia benedizione». 

Halloween.... "se lo conosci lo eviti!" ...4^ edizione

Grazie all’intervento delle parrocchie e di alcuni dirigenti scolastici, la festa di Halloween a Canosa, si è sensibilmente ridimensionata.

Certo, non è facile combattere contro un fenomeno che ha sempre più finalità economiche, ma forse ci eravamo arresi senza combattere, meglio, senza offrire alternative.

Proprio per questo, reduci del successo degli scorsi anni,  riproponiamo: 

....... momenti di festa ed esperienze alternative.

 

Martedì 31 Ottobre 

Ci ritroveremo tutti insieme presso il salone Minerva per la

"FESTA DI TUTTI I SANTI"

USA LA TESTA.........NON USARE LA ZUCCA


La serata sarà animata con giochi,  balli di gruppo e....... tante altre sorprese!!!

Vi aspettiamo numerosi alle 18,00 per divertirci insieme (vi ricordiamo che non è una festa in maschera, quindi non indossate nessun costume)

L'ingresso è gratuito.....Vi aspettiamo numerosi!!!

 

“momenti della festa degli anni precedenti” 

 

   

 

 

riprendiamo un articolo pubblicato su http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/ che riporta il pensiero di Carlo Climati, scrittore ed autore cattolico di saggi sul mondo giovanile.

Halloween: Padre Amorth, è diventata una mostruosità, ma non demonizziamo

ESPERTO CATTOLICO, RISCHIO PER GIOVANI E' CADERE IN OCCULTISMO

Halloween: Padre Amorth, è diventata una mostruosità, ma non demonizziamo

Mentre in queste ore sempre più bambini sono alle prese con gli ultimi preparativi per la maschera di Halloween, decorano con zucche arancioni case e locali e sono pronti a recitare il ritornello "dolcetto o scherzetto?", la Chiesa cattolica mette in guardia su una festa che sta prendendo sempre più piede anche in Italia e che, anzi, per alcuni e ' divenuta una vera e propria ''mostruosità". La definisce proprio così padre Gabriele Amorth, esorcista della diocesi di Roma, che però non intende demonizzarla 'tout court'. "Fino a qualche anno fa, quando era soltanto puro divertimento - spiega il sacerdote che è anche presidente onorario e fondatore dell'associazione internazionale degli esorcisti - era una cosa buona". Ora invece, "dal momento che ha preso l'andamento che ha preso", divenendo quasi una tradizione anche da noi, "dobbiamo disapprovarla" perchè ha assunto "un atteggiamento negativo" e "non è più al livello dei nostri principi". Insomma, conclude padre Amorth, "oggi Halloween è divenuta una mostruosita". 
A spiegare con chiarezza le ragioni per cui la festa della zucca non piace alla Chiesa, è Carlo Climati, scrittore ed autore cattolico di saggi sul mondo giovanile, che per prima cosa puntualizza: "non c'entra nulla con il satanismo e l'esorcismo". Il rischio è un altro: "in alcuni casi, potrebbe rappresentare una specie di porta aperta verso una concezione errata della fantasia, avvicinando i giovani al mondo dell'occultismo, della magia e della superstizione". Avvicinamento favorito soprattutto dalla grande familiarità con Internet delle nuove generazioni: "dal computer all'occultismo - mette in guardia Climati - il passo può essere breve". 
Altra componente da tener presente in occasione di Halloween, secondo l'esperto cattolico, è che intorno alla festa "si è scatenato un fenomeno parallelo che va a toccare i giovani e gli adolescenti: quello di certe feste in discoteca o anche 'rave' in cui si rischia di assistere ad una vera e propria esaltazione del macabro, in cui le persone indossano i costumi più orribili e dissacranti, a volte anche offensivi nei confronti della religione". Le varie feste esoteriche ed 'horror' rischiano di spingere i giovani "sulla strada della paganizzazione". Uscendo di notte e concentrandosi su certi party macabri e stregoneschi, avverte Climati, si perdono di vista gli appuntamenti proposti dal calendario cristiano. "Il ricordo dei santi e dei morti - spiega lo scrittore evidenziando uno dei temi più cari alla religione cattolica - viene sostituito dalla volgarità di certi costumi. I momenti di raccoglimento e di preghiera sono travolti dal volume assordante di certa musica".(ANSA). ì

 

Nella disponibilità del Vaticano le catacombe di Canosa

Si è positivamente concluso l’iter che formalizza il passaggio delle catacombe cristiane di Canosa alla Santa Sede. Infatti, secondo le modifiche apportate al Concordato Lateranense nell’Accordo tra il Vaticano e la Repubblica Italiana, firmato il 18 febbraio 1984 dall’allora Segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli e Bettino Craxi, all’articolo 12, par. 2,: “La Santa Sede conserva la disponibilità delle catacombe cristiane esistenti nel suolo di Roma e nelle altre parti del territorio italiano con l’onere conseguente della custodia, della manutenzione e della conservazione, rinunciando alla disponibilità delle altre catacombe”. Questo significa che tutte le catacombe riconosciute come “cristiane” entrano nelle competenze (“disponibilità”) della Santa Sede, che dunque provvederà alla “custodia”,” manutenzione ” e “conservazione ”. A Canosa, nella zona di Lamapopoli sono documentate le uniche catacombe cristiane della Puglia, della Basilicata e della Calabria: non ne esistono altre!

Quelle scoperte a Venosa sono per lo più ebraiche e, come prevede l’Accordo (“rinunciando alla disponibilità delle altre catacombe”), dipendono dallo Stato. Delle duecento catacombe cristiane che gestisce la Santa Sede, nel meridione sono solo presenti a Napoli, a Canosa, a Palermo e a Siracusa. Questa è una ulteriore conferma dell'importanza storica della Diocesi Primaziale di Canosa, che può, già nel 342, vantare la presenza di un Vescovo, Stercorio, il quale partecipa al Sinodo di Sardica (Sofia, Bulgaria). Questo significa che subito dopo l’Editto di Costantino (313), a Canosa c’è già una comunità ecclesiale organizzata, strutturata e con la presenza di un Vescovo autorevole, che quindi partecipa ad uno dei primi eventi ufficiali ecclesiali. Dopo Stercorio avremo Lorenzo, quindi Probo, Rufino, Memore, Sabino: sono poche le Diocesi che possono vantare una cronotassi di vescovi storicamente documentati nei primi secoli di cristianesimo.

Molte altre informazioni sulla vita ecclesiale della comunità cristiana dei primissimi secoli potrebbero essere ricavate dallo scavo archeologico sistematico delle catacombe, sicuramente dopo il consolidamento dell’intera area. Da ciò che era già emerso dopo i primi lavori condotti nel 1963 dal Dipartimento di studi classici e cristiani, i cui risultati furono pubblicati dal prof. Antonio Quacquarelli (Note sulle origini cristiane di Canosa di Puglia.

S. Leucio e la catacomba inedita di S. Sofia, in Puglia paleocristiana, Bari 1970, pp. 303-332), si tratta senz’altro di un complesso catacombale molto vasto e con almeno due piani sovrapposti di gallerie. Un rilievo più ampio dell’intera zona, seppure non definitivo, si deve ai lavori successivi condotti dall’allora ispettore della Sovrintendenza Archeologica, Nino Lavermicocca (pubblicati negli Annali della Facoltà di Lettere e Folosofia dell’Università di Bari: Recente esplorazione nella catacomba detta di Santa Sofia a Canosa, 14, 1969, pp. 169-204).

Dopo i lavori realizzati più tardi, furono anche descritti alcuni ipogei all’interno dell’area cimiteriale: “Uno di questi – scrive la prof.ssa Campese - si compone di due ambulacri con una importante decorazione, con la figura del Buon Pastore tra pavoni e cespi di rose, un monogramma cristologico e un’iscrizione dipinti in rosso, motivi vegetali” (A. Campese Simone, Un nuovo sepolcreto peleocristiano nell’area di Lamapopoli a Canosa, Rivista di Archeologia Cristiana, 69,1993, pp. 112-123). In un servizio

fotografico realizzato da Gianni Pansini di Italia Nostra fu documentato un ambiente in cui era dipinto il cielo azzurro stellato e fu redatta una relazione geotecnica e speleologica.

Nell’ultimo scavo archeologico realizzato nel 2004 sotto la direzione del prof. Carlo Carretti e delle prof. Donatella Nuzzo e Paola De Santis, ebbi modo anch’io di inoltrarmi in un corridoio e di vedere un ipogeo pieno di decorazioni.

Durante lo scavo vennero alla luce anche delle iscrizioni con il nome e la data della sepoltura (attorno al IV secolo) e un monogramma cristologico dipinto su un arcosolium. Sono veramente moltissime le sorprese che le catacombe di Santa Sofia potranno riservarci, in termini di conoscenza della comunità cristiana che le ha realizzate, considerando la loro estensione. Credo sia superfluo anche sottolineare quanto la fruizione di queste catacombe, la loro valorizzazione, possano determinare in termini di sviluppo turistico e, quindi, economico: rappresenterebbero una grande opportunità per tutto il territorio. Per questo motivo non possiamo che guardare con grande favore il clima di collaborazione che si è venuta a determinare in questi ultimi tempi tra il Comune di Canosa e la Santa Sede, con il favorevole consenso del nostro Vescovo mons. Luigi Mansi. Il giorno della festa patronale saranno consegnate alla Pontificia Commissione di Arte Sacra le chiavi di accesso alle catacombe. Il nostro Santo Patrono sicuramente guarda e benedirà gli sviluppi di questa intesa.

 

*Felice Bacco - articolo pubblicato domenica 31 Luglio 2016 sul giornale 

 

Leggi la notizia della