Comunicazioni

Nella disponibilità del Vaticano le catacombe di Canosa

Si è positivamente concluso l’iter che formalizza il passaggio delle catacombe cristiane di Canosa alla Santa Sede. Infatti, secondo le modifiche apportate al Concordato Lateranense nell’Accordo tra il Vaticano e la Repubblica Italiana, firmato il 18 febbraio 1984 dall’allora Segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli e Bettino Craxi, all’articolo 12, par. 2,: “La Santa Sede conserva la disponibilità delle catacombe cristiane esistenti nel suolo di Roma e nelle altre parti del territorio italiano con l’onere conseguente della custodia, della manutenzione e della conservazione, rinunciando alla disponibilità delle altre catacombe”. Questo significa che tutte le catacombe riconosciute come “cristiane” entrano nelle competenze (“disponibilità”) della Santa Sede, che dunque provvederà alla “custodia”,” manutenzione ” e “conservazione ”. A Canosa, nella zona di Lamapopoli sono documentate le uniche catacombe cristiane della Puglia, della Basilicata e della Calabria: non ne esistono altre!

Quelle scoperte a Venosa sono per lo più ebraiche e, come prevede l’Accordo (“rinunciando alla disponibilità delle altre catacombe”), dipendono dallo Stato. Delle duecento catacombe cristiane che gestisce la Santa Sede, nel meridione sono solo presenti a Napoli, a Canosa, a Palermo e a Siracusa. Questa è una ulteriore conferma dell'importanza storica della Diocesi Primaziale di Canosa, che può, già nel 342, vantare la presenza di un Vescovo, Stercorio, il quale partecipa al Sinodo di Sardica (Sofia, Bulgaria). Questo significa che subito dopo l’Editto di Costantino (313), a Canosa c’è già una comunità ecclesiale organizzata, strutturata e con la presenza di un Vescovo autorevole, che quindi partecipa ad uno dei primi eventi ufficiali ecclesiali. Dopo Stercorio avremo Lorenzo, quindi Probo, Rufino, Memore, Sabino: sono poche le Diocesi che possono vantare una cronotassi di vescovi storicamente documentati nei primi secoli di cristianesimo.

Molte altre informazioni sulla vita ecclesiale della comunità cristiana dei primissimi secoli potrebbero essere ricavate dallo scavo archeologico sistematico delle catacombe, sicuramente dopo il consolidamento dell’intera area. Da ciò che era già emerso dopo i primi lavori condotti nel 1963 dal Dipartimento di studi classici e cristiani, i cui risultati furono pubblicati dal prof. Antonio Quacquarelli (Note sulle origini cristiane di Canosa di Puglia.

S. Leucio e la catacomba inedita di S. Sofia, in Puglia paleocristiana, Bari 1970, pp. 303-332), si tratta senz’altro di un complesso catacombale molto vasto e con almeno due piani sovrapposti di gallerie. Un rilievo più ampio dell’intera zona, seppure non definitivo, si deve ai lavori successivi condotti dall’allora ispettore della Sovrintendenza Archeologica, Nino Lavermicocca (pubblicati negli Annali della Facoltà di Lettere e Folosofia dell’Università di Bari: Recente esplorazione nella catacomba detta di Santa Sofia a Canosa, 14, 1969, pp. 169-204).

Dopo i lavori realizzati più tardi, furono anche descritti alcuni ipogei all’interno dell’area cimiteriale: “Uno di questi – scrive la prof.ssa Campese - si compone di due ambulacri con una importante decorazione, con la figura del Buon Pastore tra pavoni e cespi di rose, un monogramma cristologico e un’iscrizione dipinti in rosso, motivi vegetali” (A. Campese Simone, Un nuovo sepolcreto peleocristiano nell’area di Lamapopoli a Canosa, Rivista di Archeologia Cristiana, 69,1993, pp. 112-123). In un servizio

fotografico realizzato da Gianni Pansini di Italia Nostra fu documentato un ambiente in cui era dipinto il cielo azzurro stellato e fu redatta una relazione geotecnica e speleologica.

Nell’ultimo scavo archeologico realizzato nel 2004 sotto la direzione del prof. Carlo Carretti e delle prof. Donatella Nuzzo e Paola De Santis, ebbi modo anch’io di inoltrarmi in un corridoio e di vedere un ipogeo pieno di decorazioni.

Durante lo scavo vennero alla luce anche delle iscrizioni con il nome e la data della sepoltura (attorno al IV secolo) e un monogramma cristologico dipinto su un arcosolium. Sono veramente moltissime le sorprese che le catacombe di Santa Sofia potranno riservarci, in termini di conoscenza della comunità cristiana che le ha realizzate, considerando la loro estensione. Credo sia superfluo anche sottolineare quanto la fruizione di queste catacombe, la loro valorizzazione, possano determinare in termini di sviluppo turistico e, quindi, economico: rappresenterebbero una grande opportunità per tutto il territorio. Per questo motivo non possiamo che guardare con grande favore il clima di collaborazione che si è venuta a determinare in questi ultimi tempi tra il Comune di Canosa e la Santa Sede, con il favorevole consenso del nostro Vescovo mons. Luigi Mansi. Il giorno della festa patronale saranno consegnate alla Pontificia Commissione di Arte Sacra le chiavi di accesso alle catacombe. Il nostro Santo Patrono sicuramente guarda e benedirà gli sviluppi di questa intesa.

 

*Felice Bacco - articolo pubblicato domenica 31 Luglio 2016 sul giornale 

 

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Due anni di solidarietà alla mensa «Casa Francesco»

*articolo pubblicato da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 23 febbraio 2016 - di A. Bufano    

CANOSA. Le attività di “Casa Francesco”, che ebbero inizio il Mercoledì delle Ceneri di due anni fa, avevano, inizialmente, come obiettivo quello di offrire un pasto caldo a quanti ne avessero avuto bisogno, proprio il primo giorno di Quaresima.
Tale decisione poteva apparire paradossale alla luce di una tradizione precettistica poco attenta alla realtà sociale, ma evidentemente non lo era, visto che “la proposta del digiuno penitenziale è rivolta soprattutto a chi solitamente non lo fa, non a chi spesso è costretto a farlo perché vive nell’indigenza tutto l’anno”.
L’IMPEGNO -Per i volontari, occupati a preparare e servire il pasto caldo, era un modo concreto di impegnarsi, in quel giorno, a servizio dei più bisognosi.
La scelta di intitolarla a Papa Francesco fu determinata dalla possibilità di dare una risposta concreta alle sue continue sollecitazioni, tese ad esortare i cristiani ad essere “chiesa in uscita”, “ospedale da campo”, per andare incontro ai bisogni dei poveri.
DUE ANNI DI ATTIVITÀ - Da allora sono trascorsi due anni e sistematicamente, ogni sera, la mensa continua ad aprire i suoi battenti, per offrire il pasto caldo ormai a oltre sessanta persone, tra quelli che lo consumano in sala e coloro che preferiscono riceverlo a casa.
E’ uno sforzo non indifferente, se si pensa al fatto che non ci sono stati finanziamenti pubblici, ma che fin dal primo momento l’iniziativa è stata realizzata esclusivamente grazie a contributi di cibo o denaro di privati e nel totale anonimato. Che bell’esempio di solidarietà.
Le parrocchie hanno dato prova che si possono fare cose straordinarie se si lavora insieme, per ragioni condivise e per lo stesso obiettivo. I locali adibiti a mensa sono stati messi a disposizione dalle Suore Missionarie del Calvario, presso l’asilo “M i n e r va ”, le quali hanno rinunciato generosamente a un po’ della loro privacy per permettere le attività di “Casa Francesco”.
SEI GRUPPI DI LAVORO - Sono una cinquantina i volontari, organizzati in sei gruppi, che tutti i giorni assicurano il funzionamento della mensa: la preparazione dei pasti, la distribuzione del cibo in sala e la pulizia degli ambienti.
Il sessanta per cento di coloro che usufruiscono dei pasti sono canosini, gli altri sono immigrati di varie nazionalità.
GLI INDUMENTI - Un altro servizio che offre “Casa Francesco” è la distribuzione di indumenti, effettuata il giovedì, presso gli ambienti della Caritas, annessi alla Cattedrale, mentre sono ancora occasionali le visite mediche e la distribuzione di farmaci. Si avverte la necessità di attrezzare anche delle sale per la prima accoglienza, per andare incontro a richieste di pernottamenti di emergenza.
PERNOTTAMENTI DI EMERGENZA - Purtroppo a Canosa non vi sono ancora strutture attrezzate per le emergenze che si presentano e alle quali si cerca di provvedere alla meglio, di volta in volta.
«Le idee non mancano e nemmeno l’entusiasmo per realizzarle; sicuramente “Casa Francesco” – annota mons. Felice Bacco, parroco della Cattedrale di San Sabino- è oggi un punto di riferimento per la città; con l’aiuto di persone di buona volontà, potrebbe ampliare e strutturare ancora meglio i servizi che offre». «Sicuramente - conclude - con l’aiuto della Provvidenza e nel segno della Misericordia, in questi due anni di vita pensiamo di aver percorso un buon tratto di strada insieme. Andiamo avanti».