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Caricato il Thursday, 05 March 2020
Modificato il Thursday, 05 March 2020
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Decreto Vescovile... contrasto COVID-19

In continuità con il mio precedente Comunicato prot. n. 25/2020E dello scorso l marzo, con il quale dettavo alcune disposizioni su come comportarsi nei luoghi di culto durante le varie celebrazioni, allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19,
Considerati l'evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e l'incremento dei casi sul territorio nazionale;
Visti il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 e il Comunicato stampa della Conferenza Episcopale Italiana del 5 marzo 2020;

Con il presente DECRETO STABILISCO QUANTO SEGUE:

  1.  sono unicamente permesse le manifestazioni di culto, raccomandando le regole di prudenza e, per quanto possibile, evitare contatti interpersonali ravvicinati, fatte salve le disposizioni dettate del citato Comunicato vescovile; 
  2. per quanto attiene le attività di formazione di qualunque genere ( catechesi, incontri formativi ... ) e rivolte a qualsiasi fascia di età, esse sono sospese fino al prossimo 3 aprile;

  3. per le attività di oratorio vale la disposizione del o. 2 del presente Decreto, fatto salvo solo ed eventualmente lo svolgimento di gare programmate, da svolgere tassativamente a porte chiuse;

    4. al termine dei funerali, trigesimi e anniversari per i defunti, si evitino le condoglianze;

    5. le presenti disposizioni valgono fino al prossimo 3 aprile.

    Uniamoci nella preghiera in questo momento storico che siamo chiamati a vivere con prudenza e responsabilità e soprattutto tanta fede. 

    Tanto si stabilisce per opportuna conoscenza e noma.

    Dato in Andria, dalla Sede Vescovile, il 5 marzo 2020

Caricato il Saturday, 01 February 2020
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PROGRAMMA San Sabino 9 febbraio 2020

Caricato il Saturday, 21 December 2019
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ESTRAZIONE BIGLIETTI VINCENTI DELLA LOTTERIA 2019

VERIFICA I BIGLIETTI VINCENTI E RITIRA IL TUO PREMIO

AUGURI

Caricato il Saturday, 16 November 2019
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Programma Cristo Re 2019

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Caricato il Wednesday, 23 October 2019
Modificato il Wednesday, 23 October 2019
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BANDO DI AUDIZIONE PER PRODUZIONE MUSICAL

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Caricato il Sunday, 11 August 2019
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Tra fede e arte più di ogni altra immagine... Madonna della Fonte, cent’anni fa l’«incoronazione» dell’antica icona Canosa oggi ricorda l’evento con messa nell’antico battistero e fiaccolata

 E’ bello dare risalto e solennità all’Icona Bizantina della Madonna della Fonte, in occasione del Centenario della sua Incoronazione.

Più di ogni altra immagine e simulacro, questa Icona Odegidria, ha accompagnato la fede e la devozione della Comunità di Canosa, la sua storia e la sua stessa vita. Secondo una antica tradizione, confermata dal Prevosto Andrea Tortona, nella sua Storia Primaziale della Chiesa di Canosa, l’icona viene portata a Canosa da San Sabino, di ritorna da uno dei suoi viaggi a Costantinopoli.

E’ vero che l’immagine che contempliamo oggi è stata, secondo gli studiosi, realizzata nel XII secolo, ma non sappiamo se sotto esistano altri strati di colore. Inoltre, nel medioevo usavano ridipingere le icone, per non perdere la memoria di tavole pittoriche più antiche.
Comunque, penso a quanta gente, grandi e piccoli, di tutte le estrazioni sociali, abbiano invocato, pianto e pregato davanti a questa immagine, che ha accarezzato e confortato generazioni e generazioni
di canosini!
Veramente la Madre del Figlio di Dio ci accompagna nel pellegrinaggio della vita verso la Patria Celeste: ha accompagnato la comunità cristiana di Canosa nei periodi più floridi e tristi della sua antichissima storia. Ci rivolgiamo ancora a Lei perché protegga e sostenga questa nostra città, perché continui ad annunciare e testimoniare l’Amore di Dio e a tradurlo in gesti concreti di solidarietà e compassione nei confronti delle persone più fragili e povere del nostro tempo.
*Mons. Felice Bacco - Parroco della cattedrale di San Sabino - Canosa

Madonna della Fonte, cent’anni fa l’«incoronazione» dell’antica icona Canosa oggi ricorda l’evento con messa nell’antico battistero e fiaccolata

lCANOSA.Ricorre quest’anno 2019 il Centenario dell’Incoronazione di Maria SS. della Fonte, Patrona di Canosa, avvenuta il 3 agosto 1919.
L’incoronazione avvenne la Domenica del 3 agosto 1919 nelle mani del Vescovo della Diocesi Mons. Eugenio Tosi, che diverrà poi Arcivescovo di Milano.
La cerimonia fu officiata in Piazza Colonna, allora XX Settembre, dal Vescovo e l'Effigie così incoronata fu portata per le vie della città in una cornice di festa, di preghiera, di solennità per la Chiesa, per
la Città e per il Popolo.
LE FONTI - Dall’Archivio Segreto Vaticano, (direttore dott. Marco Grilli), arriva il «Decretum» di Incoronazione dal “Catalogo delle Immagini mariane coronate” dal Capitolo Vaticano, opera di P. Anselmo da Reno Cortese dei Padri Minori Cappuccini, pubblicato nel 1933. L’istanza di Incoronazione al Capitolo Vaticano di Roma è datata 15 febbraio 1915 è inviata dalla Cattedrale di San Sabino a firma del Segretario del Capitolo Paolo Sac. Serlenga delegato dall’Arciprete Antonio Sergio ed è vistata dal Vescovo della Diocesi, Mons. Giuseppe Staiti. Il Canonico Vincenzo de Muro scrive una “relatio” storica sull’icona della B. V. della Fonte, datata 2 febbraio 1914: “Studi e ricerche intorno all’origine, al culto e ai prodigi”, dell’icona “taumaturga”. LA CORONA -«L’Incoronazione non è solo un rito, ma nasce dai tempi remoti della fede e dell’arte come “Istituzione dell’Incoronazione”, in cui “la corona è emblema della regalità” della Vergine Maria e Madre di Dio, invocata “Regina” per 14 volte nelle Litanie Lauretane del Santo Rosario» sottolinea il maestro Peppino Di Nunno, che ha effettuato la ricostruzione storica dell’incoronazione su delega del parroco della cattedrale mons. Felice Bacco e con la collaborazione di don Mario Porro.
L’istanza di incoronazione dell’icona di Maria SS. della Fonte ha origine “de facto”il 2 febbraio 1914 con una relazione storica del Canonico della Cattedrale Vincenzo de Muro, con il visto ed il timbro del Vescovo della Diocesi, Mons. Giuseppe Staiti.
«La relazione di notevole interesse storiografico ed ecclesiastico, riporta in 42 pagine la memoria della Madonna della Fonte e le connotazioni sulla Città di Canosa e sulla Cattedrale di San Sabino, individuata come “Chiesa di Santa Maria” edificata e dedicata presumibilmente dallo stesso Vescovo Sabino nel VI secolo - prosegue Di Nunno - La relazione, presente anche nella Biblioteca del Vaticano, ci è stata trasmessa da mesi nella versione originaria trascritta dall’arch. Michele Menduni da Firenze, il quale la rintracciò nell’Archivio dell’Arch. Malcangi di Corato, autore del restauri della Cattedrale all’inizio del ‘900».
All’istanza del Capitolo della Cattedrale fece seguito la lettera del sindaco dell’epoca, Sabino Caporale, firmata dall’Assessore Pace il 3 marzo 1915.
Nella lettera si “attesta e certifica” da esperti di Archeologia Sacra il valore dell’icona di “puro stile bizantino”, e l’assunzione di impegno del Comune nella “cura delle feste religiose e civili” della Domenica in Albis, dei giorni 9 Febbraio, 1° e 5 agosto, nella festa del Popolo e di “pellegrinaggi di forestieri”.
Il Sindaco nella lettera esprime apprezzamento al “risveglio portato in Canosa da Padre Antonio Maria Losito”, nel suo “ministero apostolico” e nella raccolta fra la gente della somma di Lire 8.000 “per la costruzione di due corone di oro per incoronare la nostra Celeste Patrona col suo Bambino”.
«Il documento principale di straordinaria valenza è costituito dal Decretvm di incoronazione dell’icona della Beata Vergine Maria Santissima della Fonte emesso in latino dal Capitolo Vaticano di S. Pietro e dato in Roma il XV Aprile dell’Anno del Signore MCMXV nel primo anno del Pontificato di PP. Benedetto XV e inviato al Vescovo della Diocesi di Andria, Mons. Giuseppe Staiti.
Si legge: «Il Capitolo Vaticano, cui spetta di decretare di incoronare le Sacre Immagini della Madre di Dio ha esaminato la memoria e il culto della “antichissima e famosa icona della Beata Vergine Maria sotto il titolo dalla Fonte”, venerata nei prodigi come “inesausta Fonte di Grazie”nella insigne Chiesa Collegiata di San Sabino.
«Collegiata»: titolo attribuito a quelle chiese in cui la Santa Sede ha istituito un Capitolo di Canonici, privilegio che spetta normalmente alle chiese Cattedrali, sedi di una cattedra vescovile, come la Cattedrale di San Sabino di Canosa.
«Il Decretum riporta in manoscritto l’Icona di Maria Vergine “sub titulo a Fonte”, dove l’ablativo “a Fonte” voglia sottolineare che sgorga “dalla Fonte” di Grazia. - continua Di Nunno - Il Decreto di Incoronazione fu emesso dal Capitolo Vaticano riunito nell’Aula Capitolare il giorno 11 aprile 1915, Domenica in Albis, nello stesso giorno in cui la Chiesa e la Città di Canosa celebravano la Festa della Beata Vergine della Fonte con l’offerta delle Primizie della terra».
Il Capitolo del Vaticano a seguito della richiesta del vescovo diede facoltà al vescovo di delegare per l’incoronazione. Dopo pochi giorni Padre Antonio Maria Losito, oggi Venerabile, inviò una lettera da Pagani al Vescovo Staiti, al Capitolo della Cattedrale e al Popolo di Canosa, e diede «l’annuncio gioioso » dell’autorizzazione alla Incoronazione di Maria SS. della Fonte e chiese che il Decreto fosse tradotto in italiano dando lettura a tutto il popolo.
LA GUERRA E IL RINVIO -Era il 15 aprile 1915: con lettera in latino, il Capitolo comunica il Decreto di Incoronazione al Vescovo di Andria Mons. Giuseppe Staiti a firma del Cancelliere Mons. Giuseppe Cascioli, con le motivazioni riconosciute all’Immagine della Madre di Dio.
«Al Decreto di Incoronazione il Capitolo della Cattedrale di Canosa rivolge “sentimenti di gratitudine del Capitolo della insigne e vetusta Chiesa di Canosa” nell’aver accettato “la nostra supplica , onde ornare con aurea Corona la taumaturga Immagine di Maria SS. ma della Fonte col Bambino Gesù, nostra amorosa Madre e Patrona” - ricostruisce Di Nunno - La lettera è firmata dal Capitolo della Chiesa di Canosa da Mons. Vito Malcangio, Prelato Domestico di Sua Santità».
L’incoronazione della Madonna della Fonte però fu sospesa dagli eventi bellici del Conflitto bellico, con l’Italia che entrò in Guerra nel 24 maggio 1915 fino al 1918. «Fu un periodo luttuoso per la Città di Canosa, che versò un tributo di sangue di 500 caduti in una popolazione di circa 5mila abitanti, decimati anche dall’Epidemia mondiale della “Spagno - la”, nella recrudescenza delle fosse comuni.
Non ci fu più posto per la festa della Incoronazione della Madre di Dio - ricostruisce Di Nunno - ma nel 1918 il Capitolo del Vaticano al tempo di Pio X riconfermò l’incoronazione di Maria SS. della Fonte, “rinnovò il Decreto”. In basso in latino che abbiamo tradotta con la competenza del prof. Pasquale Di Nunno si legge: “Essendo deceduto il predetto Giuseppe (Staiti) Vescovo di Andria, e non avendo potuto per questa causa portare a termine l’Incoronazione, il Rev.mo Capitolo Vaticano, accogliendo le suppliche a lui presentate, ha rinnovato il Decreto di Incoronazione nel giorno XV giugno dell’anno 1919, delegando a compiere il sacro rito il Vescovo successore, vale a dire Eugenio Tosi, con pari facoltà di subdelegare. Firmato Mons . Cascioli Cancelliere”».
LA RIEVOCAZIONE -L’incoronazione avvenne il 3 agosto del 1919, cento anni fa. Oggi, lunedì 5 , dopo cento anni, alle 20, presso il sito archeologico del Battistero di San Giovanni, risalente al VI secolo, si rinnova l’evento di storia e di devozione popolare a Maria Santissima della Fonte. Il rito sarà officiato da mons. Felice Bacco. Al termine l‘antica icona della Madonna tronerà in cattedrale con una fiaccolata; alle 22, i fuochi pirotecnici suggelleranno il legame tra i patroni San Sabino, e i copatroni Sant’Alfonso e Madonna della Fonte con la millenaria città ofantina.
[paolo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ]

Caricato il Tuesday, 07 May 2019
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Discernimento quell'arte difficile ma essenziale.....Dibattito a Canosa sull'ultimo libro di Mons. Felice Bacco

Un folto e attento pubblico ha seguito nella Cattedrale di Canosa  la presentazione del libro di don Felice Bacco: "Prove tecniche di discernimento. Per Vivere e non sopravvivere". Hanno discusso del libro, oltre all'autore, mons. Luigi Mansi, vescovo di Andria e mons. Luigi Renna, vescovo di Cerignola. Ecco cosa ha detto Mons. Bacco, a margine della presentazione del libro.

Mons. Bacco, il suo libro ha un titolo accattivante per un tema complicato.... 

La parola chiave è "discernimento", in quanto caratterizza la vita cristiana. La vita cristiana ci chiede un continuo discernimento e il suo luogo proprio è la coscienza. Già il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes, al n. 16, aveva affermato che "la coscienza è il sacrario dove la persona si incontra con il Tu di Dio" e cito a memoria, "in intimità con Lui risuona la legge dell'amore", che è il fondamento della vita cristiana. Nella coscienza, la persona è chiamata ad operare il "discernimento", per scegliere ed operare secondo la volontà di Dio, lasciandosi guidare dalla legge dell'Amore. In ogni scelta, in ogni decisione, dobbiamo salvaguardare il maggior bene possibile, tutto l'amore possibile, in quella particolare situazione o problematica. Agire secondo coscienza è lasciarsi guidare dalla carità come principio e criterio da seguire, perchè così si manifesta la volontà di Dio. "Discernimento", viene dal latino dis-cernere (Krino, vuol dire "separare"), cioè separare, distinguere il bene dal male, la volotà di Dio da altre logiche. La parola "discernimento" è la più usata e preferite da Papa Francesco e, a mio avviso, riassume anche la missione di ogni educatore: formare al discernimento, cioè a distinguere il bene, ciò che è bene e buono per sè e per gli altri, dal male.

Come si articola il volume?

E' una raccolta di articoli su problematiche di etica, che puntualmente ritornano nel dibattito pubblico, argomenti di attualità o su alcuni pronunciamenti della chiesa: sempre mosso dalla ricerca della verità o di mettere in evidenza la ragionevolezza degli insegnamenti della Chiesa. Ecco perché "prove tecniche": è una ricerca!

"per vivere e non sopravvivere", si legge nel sottotitolo. Cosa intende?

Perché la ricerca della verità, è vivere nella verità, significa condurre un'esistenza piena, autentica, veramente libera: "la verità rende liberi" e ci permette di vivere da protagonisti la nostra vita. Altrimenti si sopravvive, si vive "oltre" (sopra) la vita, ci si accontenta.

Nel libro troviamo anche la corrispondenza pubblica su alcuni giornali con giornalisti del calibro di Corrado Augias o del nostro compianto Michele Palumbo, che citiamo volentieri.

Ho sempre cercato di dialogare con tutti, consapevole che i destinatari della missione evangelizzatrice della chiesa non sono solo i cristiani o i credenti, ma anche i cosiddetti lontani, coloro che non condividono l'insegnamento della Chiesa o vivono un rapporto conflittuale con essa. Perché, come troviamo nella G.S., "non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel cuore dei discepoli di Cristo". Mi sono anche accorto che molte volte i cosiddetti laici, e metto tra questi anche il dott. Augias, parlano della Chiesa e del suo Magistero, senza conoscerlo: soprattutto su questioni che riguardano l'etica della vita e della persona. Per carità, non sono tenuti a conoscerlo, ma non è giusto attribuire alla Chiesa affermazioni o posizioni superate da decenni. Devo dire che Augias ha quasi sempre pubblicato le mie lettere con le sue risposte, anche se spesso, volutamente, a mio avviso, sposta le questioni, proprio perchè non è il suo campo.

E di Palumbo?

Con Michele abbiamo avuto un'amicizia quarantennale e ho sempre letto con interesse i suoi articoli e le sue pubblicazioni; volle anche che presentassimo insieme il suo libro "Le preghiere laiche". Abbiamo avuto un bel dialogo sulla libertà di satira: secondo lui, non deve avere nessun limite, io invece pensavo e penso che non ha libertà di difendere i sentimenti più intimi, legati alla fede e alla dignità delle persone. Comunque ho sempre riconosciuto in Michele Palumbo la sua onestà intellettuale e il suo impegno civico in favore della cultura e della crescita morale della comunità civile e religiosa.

L'ultima parte del libro è dedicata a Canosa e al suo ricco patrimonio culturale.

Devo confessare che da Andriese, conoscevo poco l'importanza di Canosa nella storia e della straordinaria figura di San Sabino; santo che in un articolo ho definito "sfortunato".  Meritava e merita sicuramente una maggiore popolarità: Canosa ha raggiunto il suo massimo splendore nel periodo sabiniano, durato a lungo. La Chiesa Primaziale di Canosa ha una storia e ha avuto un ruolo veramente importante nel periodo paleocristiano. Poche città possono vantare di avere nei primi secoli di cristianesimo ben quattro basiliche di grandi dimensioni, le catacombe cristiane, manufatti e arredi liturgici, testimonianze scritte o lapidali del primo secolo dell'era cristiana. Sabino ha avuto un ruolo importante nella difesa dell'unità della chiesa e del primato del successore di Pietro. Credo che sia arrivato il momento di promuovere insieme le ricchezze del nostro territorio e di favorire una crescita e un benessere anche economico. Questi motivi mi hanno spinto ad accettare l'invito della casa editrice Sant'Antonio, che ha una diffusione internazionale, a pubblicare questa raccolta di articoli. Il libro è un atto di amore verso una città e una comunità che ho cercato di servire per anni.

Caricato il Friday, 01 February 2019
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PROGRAMMA FESTEGGIAMENTI SANTO PATRONO FEBBRAIO 2019

Caricato il Sunday, 30 December 2018
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CANOSA SUCCESSO DEL TRADIZIONALE APPUNTAMENTO MUSICALE NELLA CATTEDRALE DI SAN SABINO LA SODDISFAZIONE DEL VESCOVO LUIGI MANSI...UN CONCERTO DI NATALE DI NOTE, FEDE E SPERANZA

"Le emozioni non sicommentano; si vivono e si portano dentro percbè trasformano la Vita più delle parole" : questo il commento, a caldo, del Vescovo. moos. Luigi Mans, al termine del "Concerto dì Natale", tenutosi nella Cattedrale dì San Sabino a Canosa. Non si può non essere d'accoordo con il presule della Diocesi dì Andria perchè la delizia che l'evento canoro-musicale ha lasciato dentro ognuno degli oltre settecento presenti nella gremita Cattedrale attiene alla sfera interiore personale. Non è trasferibile. E' ricchezza Individuale. Cosi come è magica l'atmosfera che si respira ogni anno all'inteno dello splendido scenario della location. Per la quantità e la varietà dei brani proposti e la qualità sonora e vocale delle esecuzioni. il concerto si è rivelato, ancora una volta, un appuntamento da non perdere, che rientra oramai nella tradlzione.

Anche quest'anno l'atteso "Concerto dì Natale". organizzato e realizzato nell'antica Basilica Cattedrale paleocristiana dì Canosa, non ha deluso le aspettative. Al  contrario,  per  la  partecipazione e per la bellezza del repertorio di canti e musiche eseguili, si può dìre che è stato tra i più belli dei ventidue che lo hanno preceduto. Dunque,la ventitreesima edizione, l'ultima  in ordine cronologico dì una ormai collaudata collaborazione tra dìverse realtà e persone, ha dato l suoi straordinari  frutti:  una serata  da non dimenticare. La meravigliosa  esecuzìone dei brani  in programma  ha suscitato una evidente partecipazione emotiva, sottolineata dai fragorosi applausi partiti alla fine dì ogni brano.C'è bisogno di ricordare che l coristi delle due polifoniche: quella di Canosa. "Pollfonica della Cattedrale S. Sabino"e quella di Altamura "Polifonica S. Lu­cia", sono composte da non professionisti, che devono i risultati raggiunti alla tenace e scrupolosa preparazione del maestro Salvatore Sita. Il livello di preparazione attualmente raggiunto, è frutto di tante ore di prove, di tanto impegno, di sacrificio e di passione per la musica, uniti alla scelta di offrire un servizio alla cattedrale e alla stessa città. SI può dìre che il "Concerto di Natale" è un dono alla città che, unito a quello del "Presepe vivente" e ad altre lodevoli iniziative proposte dalle associazioni locali, rendono vivace il periodo delle feste natalizie. Conforta, poi, la cre­scente partecipazione all'evento: oltre cinquecento I posti a sedere (tuttl occupati) e altre centinaia di persone hanno seguito, fino alla fine, in piedi.

Molti sono rimasti incollati allo schermo gigante collocato nella navata destra della chiesa. Anche  in questa edizione,  vi è stata  la collaborazione della corale polifonica  "Santa Lucia" di Altamura dell'orchestra sinfonica "Nuovi spazi sonori". I solisti: Lucia Diaferio Azzellino, soprano: Vincenza Adorante. soprano; Stefania Lenoci. mezzosoprano; Sebastiano Giotta: tenore. A dirigere, ancora una volta, l'impeccabile bacchetta del maestro Salvatore Sica. Sono stati eseguiti: "'The shepherds", melodia tradizionale, orchestrazlone ed elaborazione di Marco Frislna; "Pacem in terris" di Marco Frisina; "ln notte placida"di François Couperin, orchestrazione ed elaborazione di Marco Frlsina; "Candle night Carol" di John Rutter, orchestrazione di Salvatore Sica: "Minuti cretien" di Adolphe Charles Adam, orchestrazione ed elaborazione di Marco Frisina; "Le campane dì Natale", melodia tradizìonale, orchestrazione ed elaborazione di Salvatore Sica; "Fermarono i cieli" di S. Alfonso Maria De' Llguori, orchestrazione ed elaborazione di Marco Frisina; "Christmas Medley'' di· Marco Frisina, suite a cura di Salvatore Sica; "White Chrlstmas" di lrvin Berlin, armonizzazione di Sabino Scolletta e Salvatore Sica, orchestrazione di Salvatore Sica e John Moss, "Jesus ls my Life" di Marco Frislna; "Stille nacht" diFranz Gruber, elaborazione di Marco Frisina; "Lord, my God" di Salvatore Sica: "Oh ahppy day", tradizionale, elaborazione di M. Campo· basso e S. Sica. La serata è stata Introdotta da mons. Felice Bacco, parroco della Cattedrale organizzatore dell'evento, che ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito economicamente alla realizzazione dell'evento e, soprattutto il Comune, la Banca di Credito Cooperativo, alcune attività commerciali e le associazioni culturali che operano sul territorio. Il pubblico ha manifestato il suo gradimento con un lungo applauso finale. 

Caricato il Sunday, 09 December 2018
Modificato il Sunday, 09 December 2018
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Cosa ci dicono i pavoni scoperti a Canosa nelle catacombe...Tra le immagini più belle che affiorano negli scavi archeologi dei siti cristiani

Tra le immagini più belle che continuano ad affiorare negli scavi archeologici dei siti cristiani di Canosa, c'è quella dei pavoni, o come nel caso delle catacombe cristiane di santa Sofia i pavoni che bevono alla fonte. E'straordinaria la bellezza di que­sta simbologia che racchiude il significato stesso della vita cristianaL'immagine dei pavoni è già stata trovata negli scavi di Canosa:penso, per esempio a quello, meraviglioso, inserito nella pavimentazione della basilica Sabiniana di san Leucio (VI sec.). Del resto, il pavone, per la bellezza delle sue forme per la singolarità del suoi colori, appare molto presto nell'arte cristiana del primi secoli, come simbolo della Risurrezione e della Vita Eterna. Questo simbolismo era già radicato nelle antiche religioni pagane, alcune delle quali ritenevano che la carne del pavone non andasse mai in decomposizione dopo la morte. l primi cristiani, perciò, che spesso traducevano in chiave cristiana alcune precedenti simbologie pagane, lo adottavano come simbolo della Risurrezione, significazione dell'esistenza gloriosa ed eterna di Cristo. Quest'uccello cosi particolare esprime un significato ancor più profondo. Apparentemente il pavone sembra un animale normale, tuttavia  racchiude nella sua semplicità ordinaria uno splendore pronto a manife­starsi: improvvisamente  apre le penne a corona la ricchezza dei suoi colori esplode in tutta la sua magnificenza rilevandone la sua nascosta bellezza. Sono meraviglio­si quelli trovati sotto l'arcoso­lium di una sepoltura nelle ca­tacombe cristiane di Santa Sofia (o Lamapopoli): due pavoni, con splendidi colori, bevono alla fontana! Come non collegare questa immagine a quella dei cervi trovati nel mosaico pavimentale del nartece della basilica di Santa Maria, accanto al Battistero di san Giovanni? Nel mosaico pavimentale della  prima cattedrale di Canosa, sono raffigurati altri due animali. Due cervi che bevono alla fontana, a significare il desiderio dei catecumeni di dissetarsi alla fonte viva di Gesù Cristo: ".....chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi l'acqua che lo gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna (Gv.4.14). Nella singolarità della sepoltura catacombale l'immagine  raffigura il desiderio d'eternità che solo Cristo, Sorgente di Vita può donare a chi crede in Lui. L'acqua restituisce per tutti gli esseri viventi l'elemento essenziale per vivere: non ci si può privare dell'acqua, pena la non sopravvivenza. Ecco perchè nella simboloqia cristiana è Gesù stes­so l'acqua che disseta e nella preghiera di alcuni salmi si invoca Dio, RiStoro della vita degli uomini: "Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a Te, o Dio. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente"(Sal 42). Non è un caso che, accanto a tutte le basiliche edificate o restaurate dal santo Sabino (V-VI sec.) a Canosa, troviamo cisterne o i canali in laterizi dell'acquedotto romano: penso alla basilica di san Leucio, al Battistero di San Giovanni, al sito archeologico di San Pietro e all'attuale cattedrale. Sotto la cappella dedicata alla Beata Vergine della Fonte, alle cui spalle era collocata la vasca dove confluivano le acque dell'acquedotto costruito da Erode Attico (II sec. d.C., come si evince nelle raffigurazioni di Jan Luis Desprez) c'è una cisterna romana, che verosimilmente forniva l'acqua battesimale, inizio della vita nuova di Dio. Probabilmente è anche il motivo per cui l'antichissima Icona Odegidria (XII sec.) venerata in quella cappella e denominata "Madonna della Fonte", sorgente di vita eterna. Sicuramente c'era un motivo pratico, e cioè la necessità che ac­canto a queste strutture abitate e frequentate da numerosi fedeli, cl fosse la possibilità di dissetarsi, ma credo che questi luoghi fossero anche altamente simbolici ed esprimevano il bisogno integrale dell'uomo di ristorarsi alle sorgenti della fede e della vita Cristiana.

Sono straordinarie queste immagini che la comunità Cristiana di Canosa ha lasciato in eredità alle generazione nei secoli a venire, testimonianze di una fede granitica testimoniata nell'arte, oltre che nella vita. E' la fede di una Chiesa Innamorata di Gesù Cristo e pienamente consapevole che solo Lui può dare una risposta al desiderio di eternità e di felicità che abita nel cuore di ogni uomo.

*Felice Bacco, Parroco della Basilica di San sabino - Canosa

Caricato il Saturday, 03 November 2018
Modificato il Saturday, 03 November 2018
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LAMAPOPOLI QUANTE SORPRESE DAGLI SCAVI......

Cresce l'attesa per la pre­sentazione ufficiale dei nuovi scavi archeologici e delle recenti scoperte a Canosa, in località , che si tiene alle 18.30 di oggi, sabato 3 novembre, presso la sala convegni dell' «Oasi mons. Francesco Minerva>>. Lo scavo di ricerca, tuttora in corso, ha portato al rinvenimento  di testimonianze  di grandissima  importanza storico-archeologica,  che hanno polarizzato  l'interesse degli studiosi, e non solo, i quali, prevedibilmente  in molti, seguiranno il convegno. 

IL TEMA ·2004-2006, oggetto di indagine archeologica da parte del dipartimento di studi classici e cristiani dell' Università di Bari, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, istituita il 6 gennaio 1852 da Papa Pio IX "per custodire i sacri cimiteri antichi, per curarne pre­ventivamente la conservazione, le ulteriori esplorazioni, le investigazioni, lo studio, per tutelare inoltre le più vetuste memorie dei primi secoli cristianii monumenti insi­gnì, le Basiliche venerande, in Ro­ma, nel suburbio e suolo romano anche nelle altre Diocesi d'intesa con  i rispettivi Ordinari:'

LA DICHIARA­ZIONE -Fu dichiara­ta pontificia da Pio Xl ·Motu Proprio, dell'n dicembre 1925, con amplia· mento di poteri e successivamente  con i Patti Lateranensi del 1929 acquisì competenza anche sulle catacombe presenti nel terri­torio dello stato italiano.

Lo scavo e la ricognizione nell'area hanno portato all'indivl­duazione di una serie di catacombe di carattere familiare e collettivo, un esempio unico finora nel ter­ritorio pugliese per estensione e sta­to di conservazione, attribuibili alla comunità cristiana di Canosa tra la metà del IV e la metà del VI secolo dopo Cristo, nel periodo in cuì la città si qualificava come capoluogo della provincia Apulia et Calabria e come importante sede di diocesi, te­stimoniata dalla lunga serie di at­testazioni vescovili.

l RELATORI -Tra i relatori della serata, che sarà moderata da mons. Felice Bacco (parroco della Concat­ tedrale Basilica di San Sabino) sono programmati:

Paola De Santis, ispettore delle Catacombe della Puglia; mons. Pasquale Iacobone, segretario della Pontificia Commissione di Ar­cheologia  Sacra.

Per i saluti  interverranno: mons. Luigi Mansi, Vescovo della Diocesi Andria: il sindaco Roberto Morra; Sabina Lenoci, assessore programmazione territoriale  Sue, archeologia e politica della casa;

Maria Giulia Picchione, soprinten­dente ad interim Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta Andria Trani e Foggia; Mariastella Margozzi, direttore Polo Museale della Puglia.

 

di ANTONIO BUFANO

Caricato il Sunday, 30 September 2018
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Canosa, affiora la storia religiosa.....trovate due preziose stole medievali.

Canosa non restituisce solo importanti reperti archeologici dal sottosuolo, ma la sua storia continua anche ad affiorare dagli armadi e dagli antichi mobili che, come preziosi scrigni, conservano meravigliosi tessuti e testimonianze del suo straordinario patrimonio culturale. Grande sorpresa, infatti, ha suscitato nel parroco, mons. Felice Bacco, e nell’equipe che gestisce il Museo dei Vescovi (la cooperativa OmniArte), il ritrovamento di preziosi corredi liturgici, pianete, manipoli, dalmatiche, piviali e, in modo particolare, il ritrovamento di due preziose stole medievali.

I vari manufatti tessili liturgici testimoniano la grandezza della Chiesa Primaziale di Canosa, dopo il periodo paleocristiano, soprattutto nel periodo in cui era retta dai Prevosti. Mentre i manufatti argentei sono stati trafugati nei secoli, gli arredi liturgici, forse perché non ritenuti così importanti o più difficilmente esportabili, sono andati perduti o conservati e mai più cercati.
La bellezza e ricchezza di questi tessuti testimoniano l’importanza di un periodo non ancora conosciuto e studiato in tutta la sua grandezza e importanza.

Straordinarie le diverse pianete e gli arredi liturgici tessili che sono stati ritrovati, dal cinquecento fino agli inizi del novecento. Ma di particolare pregio e bellezza sono le due stole medievali, ritrovate in uno scatolone, conservato in un mobile della canonica della cattedrale. I manufatti tessili medievali sono piuttosto rari, perciò hanno sicuramente una grande importanza quelli ritrovati.
La cattedrale possiede anche altri due manufatti tessili di quel periodo, e cioè i “guanti pontificali” dell’ XI secolo, recentemente studiati in una pubblicazione a cura dell’Università di Oxford.
Sia i guanti pontificali che le due stole, oltre a due “scarpe alla greca” (di cui si sono perse le tracce), sono attribuiti nelle Sante Visite, a partire dal XVI secolo, a san Sabino. Così, per esempio, è scritto in un inventario del 1598 redatto da Giovan Battista Casati, Procuratore del Cardinale Baronio: “Un vestimento di olmesino bianco co’ una stola e manipolo e cintura detto di San Savino per il Pontificale”. In una Santa Visita del 1608 si parla, tra gli altri arredi di “una pianeta di seta bianca, un paio di calzari, un ventaglio, due stole, ed un paio di guanti che sostengono essere stati di S. Sabino”. 
In un’altra del 1677, c’è anche la descrizione delle due stole: “Esistono…una fascia di seta rossa tessuta anche d’oro, un’altra fascia di seta rossa rigata di bianco con alcuni fregi d’oro, ed un’altra fascia simile tessuta fittamente d’oro”. In una Visita del 1897 si parla in maniera generica di “Diversi indumenti pontificali del Patrono San Sabino che si ritengono fattura del VI secolo”. Gli esperti stabiliranno con certezza a che epoca appartengono le due stole ritrovate, forse appartengono, con i guanti pontificali e le scarpe citate nelle Sante Visite, al corredo liturgico pontificale usato da Papa Pasquale II il giorno della dedicazione della cattedrale a san Sabino (1102). Sicuramente un altro pezzo di storia della Chiesa di Canosa è stato recuperato e sarà possibile ammirarlo nell’ormai prestigioso “Museo dei Vescovi”.

Caricato il Sunday, 23 September 2018
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Il «Museo deivescovi» rinnova sezione medievale e sala quadreria

Dopo il positivo periodo estivo e l'inaspettato successo di pubblico e di gradimento per la nuova esposizione ''Inseguendo il mito: paesaggi e viaggiatori del settecento ed ottocento a Canosa tra opere di grafica , rare pubblicazioni antiche con un accenno al futuro", il Museo dei Vescovi si prepara alla stagione delle nuove mostre e dei nuovi allestimenti. La società "OmniArte.it", responsabile della curatela di Palazzo Fracchiolla Minerva , ha già stretto accordi con collezionisti privati ed artisti, al fine di offrire una stagione autunnale ed invernale di notevole spessore. "Come sempre, è giunto il momento-dice Sandro Sardella, presidente della "OmniArte" e curatore del Museo dei Vescovi, di effettuare una serie di cambi e di trasformazioni nelle sale di Palazzo Fracchiolla Minerva . Questo è poi un anno decisamente particolare. Dopo un avvio complesso, con il direttore mons. Felice Bacco, abbiamo deciso di ampliare notevolmente l'offerta della nostra struttura.

 

Due saranno i cambiamenti di sala notevoli: una rinnovata sezione medievale, in cui il patrimonio artistico e pergamenaceo normanno e svevo/angioino,sarà esposto in  maniera  ancora  più fruibile con una fortissima attenzione per le nuove tecnologie grafiche; una nuova sala della qua­dreria, in cui le opere saranno disposte con una illuminazione decisamente differente e con l'introduzione di "old masters", ossia di grandi maestri e relative scuole, che proietteranno questo ambiente del Museo in un contesto decisamente più nazionale". Si rinnovano importanti e fattive collaborazioni con istituzioni pubbliche e private. Oltre al Comune di Canosa, si rinnova il sostegno dell'azienda "Farmalabor" di Sergio Fontana, a cui si affiancano pregevoli partner, quali Confindustria Bat, Conf Cooperative oltre a Feder Cultura e l'Associazione di imprenditori canosini. "Abbiamo pensato di coinvolgere ulteriormente gli imprenditori del territorio al fine non solo di sensibilizzare verso le potenzialità storico/artistiche della città, ma ripartire proprio dall'impulso produttivo ed imprenditoriale per rendere sempre più fruibili e rotative queste opere d'arte, che richiedono innanzitut­to interventi di studio e di approfondimento. Tra le indiscrezioni che desideriamo comunicare anticipatamente è la scoperta con relativa prossima esposizione di un curioso documento cinque­centesco che si riferisce ad un periodo piuttosto oscuro e ad un feu­datario della famiglia genovese dei Doria oltlre ad una pregevole e rarissima scrittura quattrocentesca di scuola fiorentina", informa Valentina Pelagio, responsabile curatrice della sezione libraria e pergamenacea. Ma non solamente arte antica.

La   galleria    espositiva   sotto­stante vedrà a breve una risistemazione per l'esposizione di opere d'arte modemo- contempora­nee e fotografiche. A parlarne è Michela Cianti, responsabile curatrice del reparto Arte del Mu­seo:"L'idea èquella dì trasformare sempre  più  gli ambienti sottostanti di  Palazzo Fracchiolla  in una galleria d'arte sia temporanea che permanente, per via delle acquisizionì  che il Museo progressivamente  sta compiendo e compirà. Si parte con Piero Fabris: artista di eccezionale e colta levatura, scrittore poliedrico e richiesto critico d'arte per poi proseguire con una retrospettiva dedicata a Franco Fossa. Maestro del Realisrno Esistenziale, Acca­demico di Brera, allievo di Marino Marini e Giacomo Manzù è considerato tra i più grandi scul­tori moderni. Si prevedono col­laborazioni importanti con Mae­stri d'arte del calibro di Salvatore Lovaglio sino a contemplare anche la fotografia di deciso impatto cinematografico". Proposte varie e variegate che si affiancano a donazionì di famiglie private al Museo.

"Vogliamo profondamente ringraziare- ha aggiunto mons. Felice Bacco,direttore del Museo dei Vescovi- i donatori e collezionisti privati per il loro desiderio di contribuire sia al successo espositivo del Museo che alla spiccata volontà di rendere pubblico e fruibile, attraverso il Museo, un patrimonio   che altrimenti   rimar­rebbe esclusivamente privato. In tal senso si ringrazia per le mol­teplici collaborazioni Pasquale Ieva,  collezionista  e conoscitore estremamente raffinato di Storia Patria; la famiglia Milano di Roma per aver donato al Museo ai fini espositivi, una preziosa serie di tessuti ottocenteschi e di primo novecento in parte esposti nella ricostruzione dell'appartamento storico; Lidia Bufo per la donazione di quattro preziose gouache ottocentesche col tema della musica classica e dell'opera, in par­ticolar modo l'Otello; infine si ringrazia la famiglia Germinario per aver donato al Museo alcuni oggetti pregevoli, tra cui spicca una scultura del celebre scultore na­poletano Vincenzo Gemito, tramutata in lampada, dal titolo "ll piccolo spazzacamino".lnsomma una serie di trasformazioni importanti che vedranno la luce a partire dalla fine del corrente mese di settembre". Per rimanere aggiornati basta seguire il profilo Facebook Museo dei Vescovi Mons. Francesco Minerrva o contattare i curatoli al 377/2999862.

Caricato il Sunday, 27 May 2018
Modificato il Sunday, 27 May 2018
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Museo dei Vescovi ora esposti i guanti pontificali..... Esempio liturgico del XII secolo

Il Museo dei Vescovi, uno dei tre poli del Museo diocesano di Andria, continua ad interessare un pubblico sempre più vasto di curiosi, studiosi e semplici appassionati di cultura, tra i quali le giovani generazioni. Moltissime sono le Università italiane (Milano, Roma, Venezia, Bari e Napoli) e straniere (San Pietroburgo, Basilea, Canada ed Inghilterra) che hanno mostrato interesse per i suoi tesori artistici e culturali (dalle pergamene ai tessuti, dai messali agli argenti e ai preziosi reperti archeologici).

Dopo l’interesse che la rivista «Mathera » ha avuto per il flabellum (ventaglio liturgico), ponendolo in copertina dell’ultimo numero e l’interessamento generale da parte delle Università per la Croce d’avorio, una delle più importanti Università al mondo, quella di Oxford, ha posato, recentemente, il suo sguardo su uno dei tesori artistici più delicati della collezione artistica permanente del Museo: i guanti liturgici pontificali del XII secolo. «Questi tessuti –spiega Sandro Sardella, curatore del Museo- sono tra le opere

artistiche più importanti della sezione medievale del Museo. L’interessamento da parte di una delle massime studiose di tessuti antichi, la prof.sa Elizabeth Coatsworth Gale, ci ha fornito l’occasione di eseguire un vero e proprio esame autoptico ravvicinato dei tessuti, alla presenza delle curatrici Michela Cianti e Valentina Pelagio e di pensare a ciò che stiamo per realizzare, ossia una nuova e più fruibile esposizione della sala medievale, che comporterà un vero e proprio restiling di tutte le pareti espositive, con l’aggiunta di

contenuti multimediali avvincenti».

Questi preziosi tessuti, la cui datazione al 1100 è stata confermata dagli studi presenti nella nuova pubblicazione inglese «Clothing the Past: Surviving Garments from Early Medieval to Early Modern Western Europe», sono stati considerati tra i più antichi e meglio conservati dell’Europa meridionale per il XII secolo. La tradizione ha sempre voluto che fossero venerati in Cattedrale al pari di «Reliquie Sante», perché li si riteneva appartenenti al corredo di San Sabino. Sino al XIX secolo erano anche portati in processione.
A giustificare questa tradizione vi sono le preziose pergamene e carte centenarie, conservate nell’archivio storico capitolare, vero scrigno di informazioni ed ulteriori tesori librari della Cattedrale.

In effetti, in antico, i guanti erano esposti in una fastosa teca dorata, che conservava anche un paio di antiche stole/cinte di tessuto ed un paio di scarpe, su cui si appoggiava un altro capolavoro artistico, oggi esposto al Museo, la croce d’avorio.

Purtroppo, il disinteresse avuto negli anni Settanta ed Ottanta, epoche in cui si sono perpetrati numerosi furti al patrimonio artistico della Basilica, hanno impedito che questi tesori riuscissero a suscitare l’interesse scientifico, ritenendoli di poco conto; anzi è del 1981 e poi del 1983 il furto più clamoroso dalla Tesoreria antica, che ha costretto a proteggere i capolavori in opportune e più sicure sedi, privandole dell’attenzione pubblica.

E’ stato proprio con la nascita del Museo dei Vescovi e l’operato costante degli ultimi venticinque anni di studio, ricerca, valorizzazione, restauro e protezione del patrimonio della Cattedrale, voluto da mons. Felice Bacco, parroco della Basilica, che moltissime opere oggi sono state tolte dal buio delle casseforti e riacquisiscono il ruolo che hanno, ossia di “Bene culturale” per cui è imprescindibile l’aspetto della fruibilità e del godimento pubblico. Grazie alla recente pubblicazione della prof.ssa Coatsworth Gale, sono state fatte delle scoperte preziose ed interessanti. Innanzitutto la datazione: i guanti sono del XII secolo e furono molto verosimilmente indossati dal pontefice Pasquale II nel Sinodo di Canosa del 1101, allorquando la Cattedrale fu titolata a San Sabino e donata ai Normanni di Puglia, governati da Guglielmo II di Normandia.

A seguire la fabbrica, che si è confermata essere normanno-siciliana, come per la croce d’avorio.
Per finire il materiale: la delicatissima stoffa, prevalentemente lana con inserti di lino, fu prodotta in Sicilia da artigiani che seppero realizzare un eccezionale lavoro di cucitura a punto incrociato delicatissimo.
Nella parte alta del collo, è perfettamente conservata una sequenza iconografica di globi imperiali, segno di una donazione regia.
Inoltre, la parte centrale del guanto è caratterizzata da due medaglioni in lana spessa, con applicazioni di perline naturali e lapislazzuli, che recano al centro la figura della Vergine entro la mandorla e del Cristo con fascia trasversale che reca la parola Ozon, ossia “Il risorto”. Inserti di fili di oro, sono stati scoperti dall’analisi autoptica del manufatto, giustificando addirittura la cucitura dei medaglioni in lana con il filo di oro. “La scientificità del lavoro eseguito –annota mons. Felice Bacco ha permesso di sfatare la tradizione, che li voleva appartenenti al Vescovo Sabino e quindi databili al VI secolo d.C. Tuttavia, hanno acquisito l’indipendenza culturale, che li rende oggi tra i tesori più visti del Museo e parte della gloriosa storia di questa Basilica millenaria che ha visto il passaggio di personaggi storici importantissimi”. Una occasione per vedere questi capolavori, prima che inizino i lavori di risistemazione della sala medievale, sarà nella prossima Notte dei Musei, quando i Curatori presenteranno
questi gioielli al pubblico dalle 19 alle 23, accompagnandoli anche nelle varie sedi museali di Canosa e proponendo una insolita visita a porte chiuse della Cattedrale, unica nel suo genere. Iniziative curate della società cooperativa «OmniArte.it» e la passeggiata è prenotabile al 333/8856300 o al 377/2999862.

Caricato il Wednesday, 14 June 2017
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Grande musica e riflessioni così mons. Frisina comunica la «vera gioia»

CANOSA. «La vera gioia»: è stato questo il tema della «tre giorni » realizzata in cattadrale con mons. Marco Frisina. E vera gioia ha suscitato in tutto il numeroso pubblico che ha affollato la cattedrale di san Sabino.
Venerdì, mons. Frisina, stimolato e provocato dalle domande del giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Paolo Pinnelli, ha comunicato «cose semplici » ma di una profondità straordinaria; sottolineando, tra gli altri, che «il contrario della gioia è la tristezza, l’insoddisfazione.
Si possono possedere tante cose, ma non essere felici, perché il cuore non è mai sazio di possedere. Il dolore, il sacrificio - ha detto mons. Frisina - ci tempra, donandoci la capacità di andare alla verità, a ciò che veramente conta nella vita: l’amore. La gioia nasce dall’amore».
I giovani presenti non hanno smesso neanche un attimo di guardare il volto gioioso di Mons. Frisina, anzi, don Marco come solitamente ama farsi chiamare, perché le sue parole miravano dritte al loro cuore.
Sabato sera, il Concerto, con musiche composte e dirette da mons. Frisina, insieme a musiche composte e dirette dal maestro Salvatore Sica. «Il livello artistico è stato veramente alto, suscitando nei presenti emozioni forti - racconta don Felice Bacco - Mons. Frisina ha alle spalle una produzione artistica eccezionale: ha scritto oltre cinquecento canti, composto una quarantina di colonne sonore per film e realizzato una trentina di oratori. Veramente un grande genio della musica». 
Ed anche il maestro Sica, tra i più stretti collaboratori di don Marco, ha al suo attivo diverse composizioni, musiche da film, raccolte di canti per la liturgia con testi del parroco della cattedrale di Canosa, don Felice Bacco. I due maestri compositori si sono alternati nella direzione di coro ed orchestra proponendo i canti da loro composti.
Particolari emozioni e vera gioia interiore hanno suscitato la splendida esecuzione di «Pacem in terris», «Totus Tuus», «Sei Dio, Tu sai che ti amo», «La vera gioia», «Resta con noi» e il «Canto del mare».
Grande entusiasmo e allegria ha suscitato l’esecuzione di «Preferisco il Paradiso», tratto dall’omonimo sceneggiato televisivo trasmesso da Rai1 su san Filippo Neri.
L’esecuzione dei brani è stata introdotta dalla spiegazione degli autori che hanno offerto la chiave di lettura e il filo logico che legava le composizioni. Meravigliosa la performance dell’Orchestra della Valle dell’Ofanto, che ha eseguito con dovizia di fraseggi il ricco repertorio eseguito dalla “Polifonica della Cattedrale di san Sabino” e dalla “Polifonica Il Gabbiano” di Barletta, preparata dal maestro Gianluigi Gorgoglione. «Bisogna essere grati a tutti i coristi, per il loro volontariato culturale - conclude don Bacco - un servizio, il loro, fatto di tante ore di prove, vissute nella discrezione e con la tenacia di chi, pur non essendo professionista, tende a offrire il meglio di sè». 
Apprezzatissimi solisti del concerto sono stati il tenore Sebastiano Giotta e il soprano Lucia Diaferio Azzellino. 
Il folto pubblico che ha gremito la cattedrale fino alla fine della replica di «Preferisco il Paradiso », ha cantato con il coro, in conclusione di una «tre giorni» indimenticabile per l’alto il livello delle musiche eseguite, la grande la professionalità dei due compositori e la preparazione delle due Polifoniche. Domenica, mons. Frisina ha presieduto una solenne Celebrazione Eucaristica in cattedrale chiudendo un evento realizzato grazie all’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Andria, all’Associazione IDAC (Imprenditori d’Arte e Cultura) presiduta da Antonella Germinario, al Museo dei Vescovi e ai vari sponsor.

Caricato il Saturday, 29 April 2017
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Locandina mese mariano 2017

Caricato il Friday, 03 March 2017
Modificato il Friday, 03 March 2017
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Programma Quaresima 2017

PROGRAMMA

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Canosa «riscopre» le sue catacombe Conclusa la prima fase degli scavi...I lavori prevedevano una ricognizione della situazione generale dell’area cimiteriale e lo studio di alcune sepolture, traccia delle antiche radici di fede L’impegno della Pontificia

Si è conclusa la prima fase di scavo delle catacombe cristiane di Canosa. I lavori prevedevano una ricognizione della  situazione generale dell’area cimiteriale e lo studio di alcune sepolture con arcosolium, su uno dei quali furono  invenuti in passato un monogramma cristologico e alcune decorazioni ornamentali.

La zona interessata all’indagine archeologica e al consolidamento dello scavo in questa prima fase è veramente una piccolissima parte della vasta area sepolcrale, scoperta già verso la fine dell’Ottocento e finalmente entrata nelle «disponibilità» della Santa Sede, a fine agosto di quest’anno, dopo l’accordo stipulato con il Comune di Canosa.

Nelle indagini operate negli anni Sessanta, i cui risultati furono pubblicati da Antonio Quacquarelli (Note sulle origini cristiane di Canosa di Puglia. S. Leucio e la catacomba inedita di S. Sofia, in Puglia paleocristiana, Bari 1970, pp. 303-332) emerse che si trattava di un complesso catacombale molto vasto e con almeno due piani sovrapposti di gallerie, per lo più rimaste ancora inesplorate.

Dopo i lavori realizzati negli anni Settanta, furono anche descritti alcuni ipogei: «Uno di questi – scriveva l’archeologa Anna Campese Simone – si compone di due ambulacri con una importante decorazione, con la figura del Buon Pastore tra pavoni e cespi di rose, un monogramma cristologico, iscrizioni dipinte in rosso e motivi vegetali» (Un nuovo sepolcreto

paleocristiano nell’area di Lamapopoli a Canosa).

Queste ultime indagini di scavo, le prime di questa nuova fase, sono state realizzate con la direzione scientifica di Paola De Santis, ricercatrice del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Bari, membro della Pontificia Commissione di arte sacra, e da Fabrizio Bisconti, sovrintendente archeologico delle Catacombe cristiane.

La Commissione Pontificia ha assicurato che lo scavo archeologico procederà nei prossimi anni e che le catacombe cristiane di Canosa, uniche in tutta la Puglia, la Basilicata e la Calabria, saranno, non appena possibile, visitabili. È questa un’ulteriore testimonianza della origine antichissime della diocesi primaziale di Canosa.

Felice Bacco

Caricato il Saturday, 03 December 2016
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«Costruire una Chiesa con la porta aperta»....Il vescovo Mansi indica le priorità pastorali.

Durante il suo intervento al Convegno diocesano il presule, ispirandosi alle parole di papa Francesco, ha chiesto alla comunità locale di saper «vedere», «entrare» e «uscire»

l 17, 18 e 19 ottobre scorso, nell’auditorium della Parrocchia delle Croci in Andria, si è tenuto il Convegno diocesano annuale.

Esso è stato introdotto la prima sera da una mia relazione nella quale, partendo dal magistero di papa Francesco ho sviluppato un ragionamento scandito in tre verbi che definiscono le cose da fare: vedereentrareuscire. Per il primo di

questi tre verbi, Vedere, mi è venuto spontaneo pensare a un passaggio degli Atti degli Apostoli, dove Luca dice che i membri della comunità cristiana «godevano il favore di tutto il popolo» (At 2,47). Ho così spiegato che ciò che ciò che la gente vuole e deve vedere di noi, uomini e donne di Chiesa, è lo stile di vita improntato alla fraternità e all’amore. E tutto  questo non deve essere predicato e scritto, ma semplicemente si deve «vedere». Ma poi ho cercato di spiegare che se le porte della nostra Chiesa sono aperte, allora anche chi sta dentro vede quello che c’è fuori. E i rumori, i suoni, direi gli odori, gli umori della vita... tutto si vede e si sente. Le porte blindate, per quel che può servire questa immagine, proteggono, rassicurano, ma non generano vita. Il mondo, la storia, le storie degli uomini, tutto deve entrare di diritto e direi talvolta di prepotenza nelle nostre realtà ecclesiali. Così nulla ci è estraneo, tutto ci appartiene, ci è familiare. Passando al secondo verbo, Entrare, ho spiegato ai presenti al Convegno e attraverso di essi a tutti i membri della nostra

Chiesa che i nostri ambienti devono avere le porte aperte perché tutti devono poter entrare senza pagare biglietti, pedaggi, senza subire sguardi indagatori. Nessuno può essere o sentirsi padrone della propria comunità, al punto tale da

decidere chi può entrare e chi no, chi può fare qualcosa e chi no, chi è accolto e chi è escluso. E ho insistentemente chiesto che il nostro servizio sia sempre generoso, disinteressato, responsabile, distaccato. È chiaro che un ambiente così non si improvvisa da un giorno all’altro, ce lo siamo detti con estrema chiarezza e coraggio.

Occorre la formazione, tanta, tanta formazione. A tale scopo ho dato un notevole impulso per rilanciare la Scuola diocesana di formazione.

Vogliamo essere, cioè, una Chiesa che non solo distribuisce consolazione con la pratica delle devozioni e delle tradizioni locali, ma che offre pensieri e idee forti che aiutano a vivere e a dare senso a tutto, soprattutto ad affrontare le sfide del presente anche sul piano culturale, civile, sociale. Il terzo verbo, Uscire, nel contesto del Convegno diocesano, è stato un

forte invito a ridare una grande apertura missionaria alla nostra Chiesa. Un’apertura innanzitutto al territorio, a tutte quelle fasce di umanità che per i motivi più disparati sono tagliati fuori dalla nostra vita di Chiesa. Concludevo il mio intervento, invitando tutti a riscoprire quella che può essere una reale traccia per questo cammino di uscita della nostra Chiesa: si tratta delle opere di misericordia spirituale e corporale, giacché – come ci ha ricordato il Papa a chiare lettere proprio a Cracovia – l’annuncio del Vangelo e la pratica di tali opere di misericordia in definitiva sono la stessa cosa. E questo in diretta continuità con l’evento della Sacra Spina, che possiamo riassumere in un felice slogan: dall’evento della Sacra Spina all’attenzione misericordiosa verso i fratelli che sono afflitti dalle spine della vita. Insomma, ho detto che deve esser ben chiaro a tutti che nella Chiesa-edificio, nei nostri ambienti al chiuso ci dobbiamo stare il tempo strettamente necessario per la preghiera comunitaria, la celebrazione dei divini misteri e la formazione. Non è il caso di stare a bivaccare nemmeno per un minuto in più. Poi basta, dobbiamo uscire, spanderci e spenderci come semi nei solchi della storia, per fecondarla con le energie proprie del Vangelo.

Nella seconda sera i delegati delle parrocchie, riuniti in gruppi hanno approfondito la relazione iniziale e hanno formulato suggerimenti e proposte concrete che poi nella terza serata sono state fatte presenti a tutti e soprattutto a me perché da essi maturino le scelte pastorali per questo anno e per gli anni successivi. Ed è ciò che stiamo cercando di fare

insieme.

Un grazie sincero a tutti!

Caricato il Tuesday, 22 November 2016
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Evangelizzazione e cultura

Ho già avuto modo di scrivere anche su questo giornale che la Bellezza, in ogni sua manifestazione, da quelle che ci dona la natura alle diverse espressioni culturali e a quelle della sfera etica, ci rende migliori e ci avvicina al mistero di Dio. Ne scaturisce una riflessione sul valore educativo della bellezza e, quindi sulla necessità di curare, come educatori, la formazione al bello, a riconoscere semplicemente che il brutto ci rende brutti, così come la bellezza ci orienta verso la nostra piena realizzazione umana.

Nella tradizione della Chiesa, penso soprattutto a sant’Agostino e a san Tommaso, una delle vie privilegiate per arrivare a Dio è proprio la “via pulchritudinis ”. Per questa ragione la Chiesa è da sempre impegnata ad evangelizzare anche attraverso la bellezza dell’arte: i nostri musei sono dei veri e propri scrigni che custodiscono capolavori di inestimabile bellezza, legati alla storia, alla tradizione e alla cultura delle genti toccate dal cristianesimo e dei territori da loro abitati e vissuti. Questo è il pensiero di Papa Francesco che, nella Evangelii Gaudium, scrive sulla necessita che la Chiesa esca dai confini dell'autoreferenzialità per andare incontro al mondo, percorrendo tutte le strade possibili

per raggiungere gli uomini del nostro tempo: “In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù”. Poi, continua: “E’ bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla via della Bellezza … non si tratta di fomentare un relativismo estetico, che possa oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza,

ma di recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto”. Come sosteneva sant’Agostino, l’uomo ama solo ciò che è bello! Quindi, la bellezza ha una via preferenziale e diretta nel colpire il cuore umano. Penso che sia stato questo il motivo per cui, nel corso dei secoli, il cristianesimo e l’arte hanno sempre viaggiato insieme a tal punto che l’ottanta per cento del patrimonio artistico è legato al cristianesimo o a soggetti religiosi. Papa Francesco, sempre nell' Esortazione sopra citata, auspica che “ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali …”.

Questo insegnamento, sicuramente già presente in maniera forte nel magistero di Papa Benedetto XVI, ha dato un grande impulso a tutte quelle manifestazioni culturali che in questi ultimi decenni hanno arricchito la vita della Chiesa e favorito un nuovo rapporto di collaborazione con la cultura e il pensiero laico. Questo è lo spirito che ha favorito la nascita e il consolidamento di molti musei diocesani, tra i quali il “Museo dei Vescovi”; è nel tentativo di perseguire queste finalità, che il nostro museo, grazie all’impegno di alcuni giovani esperti della città costituitisi in Cooperativa, la Soc. Cop. OmniArte, si impegna a promuovere mostre, nuovi allestimenti e a realizzare eventi. Si inaugura proprio oggi, tra l’altro, presso il Centro Studi “Sergio Fontana” della Farmalabor, allestita dai curatori del Museo dei Vescovi, una bellissima e interessantissima mostra di monete in occasione della XV Settimana della cultura d’Impresa di Confindustria, intitolata “Oikonomia: circolazione monetale ed economia a Canosa di Puglia dalla Magna Grecia all’Età romana”.

La bellezza di queste monete coniate a Canosa, il loro inevitabile legame con la storia e lo sviluppo città, il contesto culturale che le ha prodotte, sono una ulteriore conferma del profondo legame che lega il benessere interiore della persona con lo sviluppo armonioso di un territorio.

Mons. felice Bacco * Parroco della Cattgedrale di San Sabino - Canosa