Comunicazioni

Il Papa: «Affamati di vita e di amore»...Solennità del Corpus Domini

Se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che ci sono tante offerte di cibo che non vengono dal Signore e che apparentemente soddisfano di più. Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore!». Lo ha ribadito Papa Francesco nell’omelia pronunciata ieri sera nella tradizionale messa celebrata sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano per la Solennità del Corpus Domini (che la Chiesa in Italia festeggerà liturgicamente domenica). 

«Il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo», ha spiegato il Pontefice. Allora, ha aggiunto, «sogniamo altri pasti, come gli ebrei nel deserto, i quali rimpiangevano la carne e le cipolle che mangiavano in Egitto, ma dimenticavano che quei pasti li mangiavano alla tavola della schiavitù». «Essi, – ha ricordato – in quei momenti di tentazione, avevano memoria, ma una memoria malata, una memoria selettiva, una memoria schiava, non libera».

«Oltre alla fame fisica – ha poi osservato papa Francesco – l’uomo porta in sé un’altra fame, una fame che non può essere saziata con il cibo ordinario. È fame di vita, fame di amore, fame di eternità». E il segno della manna – come tutta l’esperienza dell’esodo –, ha poi spiegato il Pontefice facendo riferimento al brano del Vangelo di Giovanni proclamato nella liturgia, «conteneva in sé anche questa dimensione: era figura di un cibo che soddisfa questa fame profonda che c’è nell’uomo. Gesù ci dona questo cibo, anzi, è Lui stesso il pane vivo che dà la vita al mondo». Infatti «il suo Corpo è il vero cibo sotto la specie del pane» e «il suo Sangue è la vera bevanda sotto la specie del vino». Non si tratta di «un semplice alimento con cui saziare i nostri corpi, come la manna», ma «il Corpo di Cristo è il pane degli ultimi tempi, capace di dare vita, e vita eterna, perché la sostanza di questo pane è Amore». Insomma, ha spiegato il vescovo di Roma, «nell’Eucaristia si comunica l’amore del Signore per noi: un amore così grande che ci nutre con Se stesso; un amore gratuito, sempre a disposizione di ogni persona affamata e bisognosa di rigenerare le proprie forze». Vivere quindi «l’esperienza della fede significa lasciarsi nutrire dal Signore e costruire la propria esistenza non sui beni materiali, ma sulla realtà che non perisce: i doni di Dio, la sua Parola e il suo Corpo».

Infine dopo aver invitato tutti a recuperare «la memoria», «questo è il compito» ha sottolineato, e ad imparare «a riconoscere il pane falso che illude e corrompe, perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato», Papa Francesco ha così invocato Gesù: «difendici dalle tentazioni del cibo mondano che ci rende schiavi; purifica la nostra memoria, affinché non resti prigioniera nella selettività egoista e mondana, ma sia memoria viva della tua presenza lungo la storia del tuo popolo».

Al termine della celebrazione della Messa sul Sagrato di San Giovanni in Laterano, il Papa, questa volta, si è recato direttamente, in auto coperta, a Piazza di Santa Maria Maggiore ad attendere la processione con il Santissimo Sacramento – guidata dal cardinale vicario Agostino Vallini – concludendola con la Benedizione solenne. Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi ha spiegato che il Pontefice ha ritenuto opportuno rinunciare al lungo itinerario a piedi sulla via Merulana, fra le due Basiliche, anche in vista dei prossimi impegni – in particolare il viaggio di sabato a Cassano all’Jonio, in Calabria – e allo stesso tempo ha preferito evitare di fare il tragitto sulla autovettura scoperta, affinché, «secondo lo spirito della celebrazione», «l’attenzione dei fedeli rimanga invece concentrata sul Santissimo Sacramento esposto e portato in processione».

tratto da "Avvenire.it"